Gaber e Ruud Gullit

Oggi sono teso per la partita dell’Italia. Lo so, fa molto “cultura bassa”, panem et circenses… vorrei dire, come quelle persone di un certo livello: “ma figurati se mi interessa, sai quanto importa agli stessi calciatori, che pure sono strapagati?". Ma non ce la faccio, io sono teso, e un po’ pure mi piace. Sarà che sono cresciuto giocando a calcio, sfilando il tango da sotto la marmitta, urlando “arimo” quando passava la ritmo 60. Sarà che nel ’90 giravo col naso all’insù colpito da tutte quelle bandiere e mi mancava solo la figurina di Ruud Gullit (introvabile) per completare l’album. Sarà che quando quel rigore del rose ball di Pasadena finì alto io piansi ma nascondendomi dagli amici. Sarà perché “la libertà è partecipazione”.